[ chi siamo ] 29 Aprile, 2008 18:11

Le foto della pool a Parco Stura (fonte skatemap.it)Vi è mai capitato di cascare in mezzo ad un contest di skate in una zona come Falchera?

A me si, questo 25 aprile insieme a qualche compagno e amico, cercando di riprenderci dalla cena "romanescu" al Barocchio della sera prima, abbiamo deciso di andar a vedere quel che succedeva all'inaugurazione del nuovo skatepark in corso Vercelli, nel parco Stura.
Il contesto era il solito di una festa paraistituzionale di quartiere, per cui: contest tra i partecipanti, premiazione finale con una moltitudine di marche a "regalo" per i migliori (in realtà a me è sembrata semplicemente un momento consigli per gli acquisti), buffet sfiga organizzato dalla circoscrizione 6 (hanno dovuto fare un bando di gara per 2 vassoi di tartine e 2 di pasticcini), concerto con i gruppi della torino underground™ (il primo autodefinitosi "i nuovi ramones", misto tra blink 182 / metallica ma moooolto più sfigati e le Fujico, complesso che della beltà femminile fa la sua bandiera, per cui tette e culi belli in mostra e testi impegnati quanto cioè o girl power), serie di graffiti a cura di murarte (organizzazione di gaggi!), banchetto con birre (care e calde), panini carnivori con insaccati di cane e patatine monodose vendute come bidose e conclusione, unica mosca bianca, il concerto di Zuli e la sua band, da poco formatisi a infiammare gli animi dei ragazzi rimasti (il mio astio per il raggae non mi permette di dire altro... ma non ha fatto che bene assistere al concerto ai ragazzetti li presenti).

Quello che però mi ha stupito è stata l'energia (che qualche rastafrikkettone definirebbe goodvibration) dei ragazzini, tutti intenti a skaterare, fottendosene delle diversità razziali (che chi conosce Falchera già si immagina), per cui: marocchini, italiani, albanesi, rumeni, zinghi delle più disparate nazionalità a saltarsi a vicenda, a rincorrersi in questa nuova pool e che speriamo sia luogo di aggregazione diverso da quelli imposti dalle rigide regole del consumismo e del commercio.
Insomma più pool, meno vasche all'Auchan!

In realtà a conti fatti, non più abituato a "eventi mondani", sono molte le cose che mi han lasciato un po' interdetto, a seguire l'elenco:

  • Viene premiato con una nuova tavola, oltre ad una serie di vestiti griffati, un tappo biondo di nemmeno 10 anni, figliol prodigo di 6 marche diverse, con lo skate saldato ai piedi. Tempo di far saltare le saldature alle DC nuove fiammanti, togliere i carter, rimontarli a quella nuova, mettere il grip e saltare in piedi per un nuovo giro, la tavola vecchia gli sparisce. La vedo subito dopo tra le mani di un zingarello che ride del suo nuovo "acquisto" a 32 denti. Speriamo che qualcun altro si dimentichi anche i carter per vederlo sfrecciare nella pool il prima possibile!
  • I politici locali vengono a dare il contentino, si fanno vedere, offrono magnanimi un micropezzetino di pizza e mezzo bicchiere di spuma, stringono mani, promettono miracoli, si pasciano dell'evento (tra l'altro nemmeno minimamente organizzato da loro) e vanno via. Tempo totale della rappresentazione di circoscrizione 30 minuti.

Ultima e tragicamente divertente la performance a cura di Murarte, associazione comunale che offre muri della città ai giovini writers per impedire loro di cascare nella pericolosa illegalità (ossia di dire la propria con una scritta su un muro).
In particolare in questo contesto Murarte cura il rifacimento degli asettici muri del campetto da calcio, ha permessi, colori e da tempo ha detto in giro della cosa.
Writer, in erba e non, iniziano a far pezzi su pezzi.
Verso sera alcuni writer iniziano un nuovo pezzo, ma in quel momento arriva una pattuglia di Sbirri, si ferma, dice di aver ricevuto una segnalazione di alcuni vandali che stanno a far scritte terroristiche proprio nel parco e parte a chiedere documenti e generalità.
Nulla può la inutile responsabile di Murarte, che pur propinando carte su carte alle solerti forze del (dis)ordine, si vede schedare i ragazzi sotto agli occhi.


Naturalmente non stiamo a guardare e ci buttiamo nella mischia:
IO: "Mi scusi, ma lei è la responsabile di Murarte?"
Responsabile Murarte: "Si"
IO: "Ma non fa nulla per i ragazzi che magari si ritroveranno una segnalazione per atti vandalici e imbrattamento? Non dovrebbe essere legale questa iniziativa?"
R.M.: "Eh si, ma questi poliziotti non mi ascoltano" (MA DAI?) "ma non c'è da preoccuparsi è solo un controllo"
IO: "Si, ma li hanno schedati!"
R.M.: "Non è vero, e comunque non li porteranno via"
IO: "Come non è vero? Han preso tutti i dati dalle due carte di identità e li hanno trascritti... Non schedare e che è allora? Ma lo sa che se lascia fare a questi sbirri la notizia che girerà per torino è che se vai a fare un pezzo per Murarte ti schedano?"
R.M.: "..."
IO: "Guardi, visto come sta andando a chi mi chiederà dirò così in giro: vai a fare i pezzi nella legalità promessa da murarte e ti becchi una denuncia. Posso dirlo, ho il suo permesso? In effetti sta andando proprio così, ma non poteva almeno dar il suo nome in quanto responsabile dell'iniziativa al posto di questi poveri ragazzi?"
R.M.: "..."


Lasciata perdere la povera responsabile a cercare le parole con cui scusare la sua inutilità passiamo a far due chiacchiere con i ragazzi:

IO: "Che culo eh, una volta che vai a fare qualcosa di legale e subito di schedano!"
Giovine Writer: "Lascia perdere, in genere quando fai un pezzo lo sai che stai a fare una cosa di illegale, quindi appena vedi una pattuglia di birri, via, gambe in spalla. Nessuno fino ad ora si era preso denunce infatti. Qui però mi sembrava una cosa in cui stare tranquilli, ed invece..."
IO: "Eh, tra l'altro immagino che sta cosa vi abbia tolto ogni voglia"
G.W.: "Infatti ora stacchiamo, e la prossima volta col cazzo che con Murarte!"

Insomma, il posto ne vale, la gente che da quelle parti abita ancor di più, per cui... ci si rivede al 18 maggio.
Senza Murarte, Sponsor o istituzioni naturalmente!

P.S.
Fa piacere scoprire che quando diventi meno femminista ti torna il sorriso...

[ dove ] 29 Aprile, 2008 18:04

Le foto della pool a Parco Stura (fonte skatemap.it)Lo skatepark è un Concrete park costruito dalla ditta Concrete, (quelli del Lambro), che  con l'aiuto degli skaters torinesi sono riusciti ad ottenere un modesto skatepark dell'altezza di 1,60 m. con un raggio di 2,50 m.
E' tutto in una sola altezza, ma le mille linee permettono il divertimento per gli skaters di tutti i livelli.
La superficie è liscissima, con una aderenza per le ruote a dir poco perfetta! ( questo anche perchè è stato mantenuto grigio cemento)

I coping sono abbastanza sporgenti, (ma meglio un po' di piu', che incastonati nel cemento! ) Accanto al concrete, cè una piccola area street, con vari curb di forme e altezze diverse. Lo SkatePark è sempre aperto (24h), di libero accesso ed illuminato per session notturne. Si trova presso il parco Stura in Corso Vercelli

Le foto della pool a Parco Stura (fonte skatemap.it)Le foto della pool a Parco Stura (fonte skatemap.it)Le foto della pool a Parco Stura (fonte skatemap.it)

[ repressione ] 29 Aprile, 2008 17:05

fonte:  www.informa-azione.info

Il 1° gennaio 2008, dall’unione delle ex ASL 3 e ASL 4, è nata ufficialmente l’Azienda sanitaria locale TO 2 Torino Nord (Sede legale e amministrativa Corso Svizzera, 164).

In conseguenza di questa fusione delle ASL, lo psichiatra Elvezio Pirfo, meglio noto come «Il Boia delle Vallette» — per come ha impiegato la 7a Sez. psichiatrica del Blocco A per sedare il dissenso carcerario — prenderà le redini della direzione della psichiatria TO 2 Nord, che comprende i seguenti territori di competenza:

  • Circoscrizione 4 (quartieri San Donato, Campidoglio e Parella)
  • Circoscrizione 5 (Vallette, Lucento, Madonna di Campagna e Borgo Vittoria)
  • Circoscrizione 6 (Barriera di Milano, Falchera, Villaretto, Rebaudengo, Regio Parco, Barca, Bertolla)
  • Circoscrizione 7 (Aurora, Vanchiglia, Sassi, Madonna del Pilone)

e i seguenti ospedali:

  • Maria Vittoria e Amedeo di Savoia (ex ASL 3)
  • Ospedale Torino Nord Emergenza San Giovanni Bosco (ex ASL 4)

Se Pirfo verrà confermato nel suo infame ruolo di direttore di psichiatria, i quartieri San Donato, Campidoglio, Parella, Vallette, Lucento, Madonna di Campagna, Borgo Vittoria, Barriera di Milano, Falchera, Villaretto, Rebaudengo, Regio Parco, Barca, Bertolla, Aurora, Vanchiglia, Sassi, e Madonna del Pilone, saranno in balia di uno psichiatra carnefice che della repressione psichiatrica dentro le galere ha fatto il suo cavallo di battaglia. Repressione nella repressione: punire con la psichiatria i detenuti che esprimono dissenso, che fanno scioperi della fame, chiudendoli nella sezione psichiatrica, in isolamento, in condizioni disumane e degradanti, massacrandoli di manganellate chimiche a base di psicofarmaci.

Facciamo un salto indietro, nel 1998, quando Pirfo era Psichiatra consulente del Ministero di Disgrazia e Giustizia presso la Casa Circondariale le Vallette. Nel documento “Il processo Pellissero” apprendiamo che:

“Anche Silvano passa alle Vallette nella sezione psichiatrica 7 del blocco A. C’è il rischio di suicidio ed è sorvegliato a vista 24 ore al giorno. Cella singola senza tavolo sedia e armadietti. Sporcizia ovunque, vomito sangue escrementi e urina essiccati sui pavimenti e sui muri. Un vero porcile degno delle galere turche...”

http://isole.ecn.org/b18/libroSilvano.htm

Ancora, leggiamo la testimonianza di Tristano, ex-detenuto e sopravvissuto agli OPG, che ha narrato la propria esperienza alla 7 Blocco A (gestita dagli psichiatri Pirfo e Pellegrino) in una pubblicazione internazionale sulle torture in psichiatria:

“[..] il personale carcerario non riusciva a gestirmi, per cui venni trasferito in una sezione psichiatrica speciale all’interno dell’istituto carcerario Le Vallette, di Torino. In questa sezione speciale (all’epoca chiamata “Settima Sezione blocco A”) venni rinchiuso in una cella piccolissima [...] la porta esterna era un blindo di metallo riempito di cemento nel cui centro vi era una finestra insonorizzante, con tre strati di vetro, che rendeva possibile vedere dentro la cella, ma il suono non usciva dalla cella, né io potevo udire cosa succedesse fuori quando la porta era serrata; [...] il letto era una branda in metallo fissata al pavimento, cosicché non era possibile spostarla; [...] l’interruttore della luce era situato fuori dalla cella, perciò quando la porta era chiusa solo gli agenti potevano accendere o spegnere la luce; [...] nella cella c’era un televisore, come laquo;compagno.»

“All’arrivo, alla 7a sezione, venivamo spogliati dei lacci, delle cinture e altri cordini; non erano consentiti vestiti con cappuccio, né lamette da barba, matite, aghi da cucire, o qualsiasi oggetto che potesse essere impiegato per autolesionismo. Nel dubbio, gli psichiatri lasciavano la persona con solo un paio di mutande, una canottiera ed una coperta; questa veniva chiamata la «rimozione» ed era intesa per persone sottoposte ad un regime di alta sorveglianza.

“Nella 7a sezione non c’era la contenzione ai letti, il sistema punitivo era il pestaggio rituale. Quindi, oltre agli ordinari abusi giornalieri, di tanto in tanto, nel cuore della notte vedevi spegnersi tutte le luci nel corridoio, e nella sezione cadeva l’oscurità, e poi sentivi i passi di quattro o cinque guardie, e questo significava inequivocabilmente che erano venuti a “servire il bollito” a qualcuno (come si suole dire in carcere). [...]

“Una volta, il mio concellino — c’era il sovraffollamento e mi era stato messo un compagno in cella — diede due batterie all’uomo nella cella di fronte alla nostra. L’uomo ingoiò le batterie — non ce la faceva più a reggere di stare lì, per cui aveva pianificato di finire in un ospedale civile per la rimozione chirurgica delle batterie dallo stomaco, così avrebbe potuto riposare fino alle dimissioni. Quando informò gli agenti di aver ingoiato le batterie, lo trascinarono lungo il corridoio per i capelli, riempiendolo di pugni e calci, e poi vennero nella nostra cella per pestare il mio compagno (che era l’unico nei paraggi ad avere batterie) e gli picchiarono la testa contro il lavandino quattro o cinque volte. Stette male per diversi giorni ma aveva paura di chiamare il medico perché se non avesse spiegato i motivi dei suoi lividi il medico avrebbe accusato me di averlo pestato, e lui non voleva che venissi punito per ciò che gli avevano fatto le guardie. [...] gli psichiatri a capo di simili sezioni occultano tutto questo screditando qualsiasi detenuto che tenti di segnalare ciò che accade lì dentro.”

http://www.oism.info/it/terapia/testimonianze/index.htm

http://www.camhindia.org/first_person_stories.html

Ora, la 7 Sez. Blocco A è divenuta la Sezione Sestante (disagio psichico), di cui ci raccontano che nelle celle sono state inserite telecamere a circuito chiuso per la vigilanza 24/24h sul detenuto. Impossibile scrivere senza essere visti, ogni gesto monitorato dagli agenti al servizio dello psichiatra.

Questo boia, già famigerato per la facilità con cui effettua a nastro TSO e contenzioni al letto al Maria Vittoria e all’Amedeo di Savoia, ora monopolizzerà un’enorme fetta psichiatrica del territorio torinese. Dopo aver psichiatrizzato le carceri ora carcerizzerà la psichiatria torinese ancora di più?

Basta! È tempo che questi schifosi sbirri col camice medico vengano smascherati per quel che sono. Andiamoli a stanare nelle loro conferenze psichiatriche, dove si fanno grandi con i loro discorsi da consulenti dei servizi socio-assistenziali, tra sorrisi e leccate di culo di psicologi, assistenti sociali e arrampicatori sociali di ogni tipo.

Esercitando pressioni sul direttore generale della nuova ASL TO 2 Torino Nord, il dott. Giulio Fornero, forse sarà possibile intralciare l’arrampicata sociale del boia Pirfo e i suoi collaboratori.

Centralini:

  • ex ASL 3: 011.439.3111
  • ex ASL 4: 011.240.1111
  • Fax: 011.439.3785

E-mail:

  • URP ex ASL 3: urp@asl3.to.it
  • URP ex ASL 4: urp@aslto4.it

Contro il carcere ed il controllo sociale. Contro la psichiatria e la repressione. In memoria delle torture psichiatriche inflitte ai compagni dissenzienti nel carcere delle Vallette.

Curriculum di Elvezio Pirfo

Dott. Pirfo Elvezio, nato a Pisciotta (SA) il 10.10.53,

Attualmente è Direttore di Struttura Complessa di Psichiatra dell’ASL 3 di Torino con incarico di Direttore del Dipartimento di Salute Mentale Giulio Maccacaro. Psichiatra consulente del Ministero di Grazia e Giustizia presso la Casa Circondariale le Vallette di Torino dal 1990 al giugno 2002. Direttore del progetto Sperimentale Il Sestante, Servizio PsichiatricoInterno della Casa Circondariale Le Vallette di Torino, dal giugno 2002 a tutt’oggi.